LETTERE

Sul Corriere della Sera , 24 settembre 2013


ABOLIRE IL PORCELLUM?  COMINCIAMO DAL NOME di Annamaria Manzoni
Non è animalismo da strapazzo fare considerazioni sul nome dell’attuale  legge elettorale che, dal suo ideatore come dall’ultimo dei suoi detrattori, è considerata abbietta, spregevole, infame: una vero disastro. A partire dall’onorevole Calderoli che l’ha definita una porcata, è poi invalso l’uso di riferirvisi con il termine porcellum, divenuto una sorta di neologismo dall’efficacia incontrastata. Identificare in un animale, il maiale appunto, il ricettacolo di quanto di più biasimevole vi sia in circolazione deve essere parso a qualcuno divertente, a tutti indiscutibile. Ma il maiale in carne ed ossa, in quelle rarissime situazioni in cui è lasciato libero di esprimere la propria naturalità, è un animale giocoso, simpatico, affettuoso: a volerlo brutto, indecente, sconcio, è solo la sua rappresentazione,  costruita ad hoc dagli umani in modo funzionale a rendere tollerabile il fare di lui ciò che facciamo, vale a dire tenere la scrofa ingabbiata e immobilizzata nella sua gravidanza, amputare di denti e coda i piccoli neonati, avviarli “al momento opportuno” ad una morte ferocissima. Svalutarli, denigrarli, svilirli è azione propedeutica a tutto ciò: perché le vittime di ogni violenza, tutte le guerre lo insegnano, devono prima essere annientate come individui. Una seria riflessione sul linguaggio, che non è neutro, ma veicola informazioni spesso implicite, è allora necessaria e improrogabile: a partire da politica e mass media: per ridare agli animali il posto che realmente loro compete in mezzo a noi. Non porcellum quindi, ma, ahimè, res del tutto humana è questa legge.         


A proposito di influenza aviaria: un tributo eccessivo
L’ultima arrivata tra le  tragedie globalizzate, l’influenza aviaria, ha per ora causato, oltre al grande allarme  mediatico, un numero estremamente esiguo di vittime umane e una vera e propria catastrofe  tra gli uccelli: gli schermi sono inondati da animali vivi trattati come fossero cose, presi, manipolati, buttati via, chiusi vivi nei sacchi, gasati a centinaia di migliaia. Tra tanta preoccupazione  per le conseguenze sugli uomini, nessuna pena trova posto per l’infinito tributo di vite pagato da questi animali, costretti prima ad ammalarsi a causa dell’inconsulto atteggiamento umano, eliminati  poi a scopo preventivo con una rabbia e una determinazione esibite senza ritegno in quanto legittimate dalla difesa della salute dell’uomo, come sempre padrone e signore di tutti gli altri essere viventi. Ma non basta ancora: nessuna prudenza può arrivare  al punto di privare i cacciatori dell’ulteriore  piacere di ucciderli al volo: spingersi a tanto potrebbe irritare, Dio non voglia, esigue minoranze dalle lobbies potentissime. Da una parte quindi la stupidità e la efferatezza umana dall’altra la carneficina ad oltranza e la resa disarmata di chi dalla vita chiedeva  solo di volare, alto o basso che fosse. Spettacolo   amaro, spettacolo indecente: quando sarà concluso, sarà stato scritto l’ennesimo capitolo cinico, crudele,  ignorante del nostro rapporto con gli animali. (Corriere della sera, 26.10.2005)


Ancora sull'influenza aviaria
 Preannunciata, negata, temuta eccola infine anche  da noi   l'influenza aviaria. E allora finalmente cade anche l’ultimo tabù e il Ministro della Salute si spinge a fare ciò che mai avrebbe voluto e ferma la caccia; per qualche giorno gli animali li ammazziamo in altri modi.
Dietro agli eufemismi, si percepisce  che anche sul patrio suolo ha avuto inizio la forsennata carneficina preventiva, che nei mesi scorsi ha  inondato gli schermi con i milioni di volatili  afferrati,  chiusi vivi nei sacchi, gasati e bruciati: le proteste, forse, sono servite ad evitare la diretta , non certo a influire sui metodi.
 E già è  scattata la caccia all’untore: accanto alle autorità, sono i privati cittadini che, avvistato un volatile, si precipitano a finirlo a colpi di bastone, perché  è lui il colpevole di tutto. Nonostante le voci di studiosi che si sono levate ad indicare nelle intollerabili condizioni degli allevamenti intensivi, veri focolai di sporcizia, infezioni e malattie, la fonte prima del tanto temuto morbo, tali voci restano inascoltate, perchè prenderne atto vorrebbe dire assumere consapevolezza delle responsabilità umane e modificare radicalmente l’assetto del nostro rapporto con l’ambiente e gli animali. Molto più semplice accanirsi una volta di più contro chi è già vittima della nostra prepotenza e dissennatezza: tanto il terrorizzato stupore con cui il cigno bianco vede esplodere l’incomprensibile violenza contro di lui non ci interessa. È solo un animale





LA LOMBARDIA, REGIONE SENZA ANIMALI


Da qualche tempo è in circolazione la Guida ai Servizi della Regione Lombardia, guida a tutto ciò che la regione  fa, ascolta, propone: suo alto scopo, dice il presidente,  è rendere la Lombardia più solidale, protagonista delle sfide che ci attendono. E sembrerebbe proprio che niente e nessuno sia stato dimenticato: vi si  parla di giovani, anziani, disabili, ospedali, scuole, lavoro, si parla di natura, si parla  anche di orti botanici e di foreste da vivere.
Ma, per quanta attenzione ci si metta nello spulciare l’indice, una parola non si trova: animali. Ma come, non ce ne sono in Lombardia?  Non ci sono quei milioni di animali di affezione di cui tanto si sente parlare? Non ci sono uccelli nei cieli, non c’è una frenetica vita animale tutta da scoprire dovunque ci sia del verde? Non ci sono allevamenti dei cosiddetti animali da reddito, uccisi ogni anno a milioni per il piacere del nostro palato? Non si accampano nelle piazze lombarde circhi che imprigionano e sottomettono le più svariate specie animali così almeno ci possiamo divertire un po’? Non esiste quella mostruosità legalizzata che è la caccia, così virulenta soprattutto in alcune province lombarde, affollate di cacciatori, che proprio la regione Lombardia coccola, protegge, vizia con tante leggine ad hoc anche in deroga a quelle europee pur che siano contenti, e sparino sparino sparino, così da togliersi qualche sacrosanta voglia,  e senza tutte quelle noiosissime disquisizioni sul momento, la specie, il luogo opportuni: e che diamine!
No, proprio non è credibile che in questa magica guida non si parli di animali: dall’indice, in cui non ve ne è traccia, bisogna forse andare alla sezione che si occupa di natura, educazione ambientale, parchi, orti, foreste. Niente da fare: qui si parla di inquinamento da abbattere, di programmi alla scoperta delle bellezze della natura, di panorami unici e prodotti tipici, ma non di loro; si parla di conservazione di specie vegetali, di parchi, ma non di  chi li popola se si eccettua il solo, unico, solitarissimo termine “ fauna”, frettolosamente citata come  destinataria di future oasi.
Ma poi , quando le speranze stanno ormai per morire, ecco una parola che si fa grido: il tarlo! Lui, un pericolosissimo insetto, dannoso per il nostro patrimonio; attenti: dobbiamo segnalarne tempestivamente eventuali avvistamenti, proprio come si dovrebbe fare con altri clandestini: ci sono persino un numero verde e un indirizzo mail. 
Bene, eccolo qui, unico  rappresentante di specie che non sono umane, a dirci che la Regione Lombardia  gli animali non li ha dimenticati e se ne occupa, come sa fare, aprendone la caccia.
Ci sarebbe da sorridere se la questione non fosse che la punta dell’iceberg di un problema dalle dimensioni drammatiche: gli animali sono quegli altri, infiniti nel numero, ma dotati di pressoché totale trasparenza politica. Ci sono, ma è bene che non abbiano corporeità, visibilità; nulla di nuovo sotto il sole, che non ride per nulla. E’ l’atteggiamento che ha segnato la politica italiana di sempre, che, anche nei sempre più diafani casi in cui ritiene degna di attenzione la salvaguardia dei più deboli, in nome di una  laica solidarietà o di un credo religioso, non ha dubbi nel trovare tacito e unanime accordo, pur tra le infinite sfumature che separano partiti e partitini,  sulla necessità di una marcata  linea di confine che separi la zona dei diritti dal mondo degli animali, o della stragrande maggioranza di essi, che ne deve essere escluso.  E anche quelle forze (ma più consono parlare di debolezze) politiche che hanno fatto dell’ecologia e della difesa dell’ambiente il loro credo, sono riuscite nell’ acrobatico esercizio di collegare il mondo umano a quello vegetale bypassando quell’inezia che è il mondo degli animali non umani.    Politica non solo miope, ma astorica nel suo grigio antropocentrismo che ostinatamente rifiuta di mettere la vita, in tutte le sue forme, al proprio centro.
Il discorso è vasto e porta lontano: fermiamoci al fatto che non è esistito paradiso terrestre senza animali, che non esiste paradiso sognato senza di loro. Forse anche la Regione Lombardia dovrebbe scendere dal piedestallo dove si è messa con tutti gli uomini di buona ma anche di cattivissima volontà e, con umiltà, provare a guardare il mondo, come diceva Kafka, dall’altezza degli animali: magari scorgerà le stelle. (Il Giorno)


Corsa dei buoi ad Asigliano
Al sindaco
del Comune di ASIGLIANO,
sig.ra Carolina Ferraris
Gent. Signora Carolina Ferraris,

da più parti viene segnalata con sdegno e preoccupazione la decisione di  fare svolgere anche quest'anno nel Suo comune la corsa dei buoi, vale a dire una manifestazione senza alcuna giustificazione alla sofferenza a cui gli animali vengono sottoposti. 

Il tempo corre in fretta, la sensibilità nei confronti degli animali  fortunatamente si affina e i cambiamenti si susseguono con grande  velocità:  ciò che un tempo veniva accettato passivamente in nome della tradizione è oggi sottoposto a doverosa revisione critica anche e soprattutto in nome   di  nuova consapevolezza su chi sono gli animali, quali diritti (non) abbiamo   su  di loro, quale senso (non) abbiano tradizioni che li vedono sfruttati.

Mi fa piacere farle sapere dell'esistenza di un  documento (lo allego) da me scritto quale psicologa (e sottoscritto da  oltre 600 colleghi, tra cui nomi tra i più prestigiosi dell'attuale  panorama  scientifico italiano) in cui si sottolinea come tutte le occasioni,  presentate come divertimento, in cui gli animali non umani sono costretti   a  performances che sono del tutto contrarie alla loro natura e rispondono  esclusivamente al sempre predominante divertimento umano, siano in realtà momenti fortemente diseducativi in quanto offrono un esempio di  prevaricazione nei confronti del più debole e sollecitano i presenti,  bambini in primo luogo, a divertirsi davanti ad uno spettacolo che umilia e  intimorisce animali indifesi e impossibilitati a sottrarvisi.

Le fotografie e i video sulle passate edizioni di questa corsa, con animali terrorizzati, inseguiti e bastonati  con grande foga e allegra convinzione dai giovani locali , mentre anche i  bambini ai lati della pista urlano e si divertono, è uno spettacolo che mi assumo tutte le responsabilità a definire contrario ad uno stile educativo  che faccia del rispetto per gli altri la norma guida.

 E' notizia conosciuta che  illustri esponenti del mondo  scientifico  e culturale italiano, quali Umberto Veronesi e Susanna Tamaro, per tacere  di  ministri e giornalisti, hanno sottoscritto un manifesto che fa della  coscienza degli animali la propria filosofia: in questa ottica si auspica,  tra l'altro, la fine di tutte le situazioni che vedono gli animali costretti  a comportamenti che esulano dalle loro caratteristiche di specie, in ossequio al divertimento umano. I buoi, si legge nei depliant del Suo comune “a cui si i vuole quasi correggere la natura tranquilla  e pacifica, sono segni di offerta sacrificale”: ebbene la natura tranquilla e pacifica dei buoi dovrebbe essere rispettata  e apprezzata, non  corretta, violentata e offesa. Quanto a presunte offerte sacrificali, anche ammesso che di sacrifici ci sia davvero bisogno,  credo che ognuno possa sacrificare solo se stesso: non un altro, innocente ed estraneo, chiamato a pagare colpe non proprie. 

Mi auguro davvero, signor Sindaco, che lei  voglia usare in modo moderno e illuminato il potere che il Suo ruolo le conferisce , e decida di affiancarsi a quella  parte  del mondo politico che si fa promotrice di cambiamento, incarnando le   istanze della parte più sensibile della popolazione, quella attenta ai  diritti  di ogni essere vivente. L’occasione che ha  immediatamente a disposizione è quell'atto elementare di impedire questa crudeltà sui buoi, evitando loro il terrore  e l'umiliazione di una corsa, che   l'appello alla tradizione non è certo sufficiente a  rendere accettabile.


2 commenti:

  1. Cara Anna, le tue parole spese sulla corsa dei buoi di Asigliano andrebbero spese per le innumerevoli corse di buoi che imperversano nella penisola. Sono manifestazioni vergognose. Come fa un'istituzione a non capirlo?
    Sulla guida dei servizi della Regione Lombardia senza animali... sembra una barzelletta ma purtroppo non lo è...
    Paola Re

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    1. Cara Paola, chi lo sa: magari ce la faremo ad ottenere almeno questo, che non si torturino gli animali giusto per divertirsi un po', sotto l'ombrello protettivo di leggi insane.

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