giovedì 15 settembre 2016

I CANI: NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE




Non è un caso che tanto di loro si sia parlato e siano apparsi in struggenti fotografie: a fronte di tutti gli altri animali coinvolti, che, ad eccezione dei gatti, sono stati riuniti nell’unica distorta espressione di “animali da allevamento” e valutati esclusivamente in termini di danno economico per i “proprietari”, loro appartengono alla specie  tra le più amate in assoluto nel mondo occidentale e di conseguenza siamo pronti ad accoglierli nel nostro paradiso di santi e di eroi e nel nostro inferno di dolore.

sabato 3 settembre 2016

SAGRE SULLA PELLE DEGLI ANIMALI, USATI E MANGIATI




  

Quando  si parla di tutela degli animali, il riferimento principale è alla legge 189 del 2004, (che in verità, come sancisce il Titolo IX-BIS, dichiaratamente tutela non loro, ma il sentimento degli uomini nei loro confronti) : questa, dopo avere analiticamente descritto le sanzioni previste per il vasto repertorio di maltrattamenti, sevizie, strazi, uccisioni a cui gli uomini tanto spesso li sottopongono, all’art. 3 chiarisce che gli stessi comportamenti non sono sanzionabili quando hanno luogo in riferimento a caccia, pesca, allevamento, trasporto, macellazione, sperimentazione scientifica, attività circense, zoo, manifestazioni storiche e culturali.

La vastità di deroghe al divieto di tormentare gli animali si risolve di fatto in una loro tutela assolutamente parziale e non è da sottovalutarne un aspetto conseguente, relativo al  fatto che le autorizzazioni ai maltrattamenti concesse dalla legge determinano inevitabili effetti anche nel costume: perchè sanciscono quello che, essendo legale, è non solo permesso, ma anche connotato con parametri di giustizia, secondo una spesso automatica sovrapposizione dei concetti di giustizia e legalità.

venerdì 26 agosto 2016

TUTTO QUESTO DOLORE: gli animali nella vivisezione

  

"La barbarie più inumana”, “La più grave questione dell’umanità”: così definisce la vivisezione, nella seconda metà del 1800, Richard  Wagner nella sua “Lettera aperta al signor Ernst von Weber”. Oltre un secolo e mezzo più tardi le stesse definizioni conservano tutto il loro senso e la loro pregnanza; da allora le cose sono cambiate solo dal punto di vista formale, in sintonia con lo spirito della civiltà occidentale che, in merito ai delitti contro gli animali, e non solo,  ha messo in atto una enorme azione di occultamento e di allontanamento dalla vista e dalle coscienze, rimuovendo tutto quanto può turbare la sensibilità umana, metro e misura del lecito e dell’illecito.  Lontani sono infatti i tempi in cui la vivisezione veniva addirittura praticata alla luce del sole: si  era nella Londra della seconda metà dl 1600 e la Royal Society poteva agire, forte degli enunciati di Cartesio  che,  identificando l’essenza degli  animali nel loro essere macchine e automi,  avevano  dato licenza di infliggere loro i peggiori tormenti. A testimonianza che qualunque pratica necessita di un contenitore di pensiero che la giustifichi e la renda possibile. Allora i terribili esperimenti erano resi  pubblici  e le relative illustrazioni venivano poste accanto a quelle di decorazioni delicate e  gentili, ad asserire anche graficamente non esservi alcun contrasto tra immagini di sangue e di indicibile crudeltà sugli animali e deliziosi ornamenti:  l’autorità di chi li proponeva ne sdoganava serenamente la  compatibilità.

venerdì 22 luglio 2016

JUMA IL GIAGUARO




    “Alcuni militari brasiliani hanno dovuto abbattere un giaguaro, fuggito dopo essere stato esibito al passaggio della torcia olimpica a Manaus, capitale dello Stato delle Amazonas. "Durante il passaggio da una gabbia all'altra nello zoo dell'esercito, il giaguaro è scappato. E' stato inseguito e gli sono stati sparati tranquillanti con una saracena, ma malgrado quattro dosi, si è precipitato su un veterinario e l'abbiamo dovuto sacrificare", ha spiegato il colonnello Luiz Gustavo Evelyn del Centro d'istruzione di guerra nella giungla (Gigs) di Manaus. Il giaguaro, considerato il simbolo dell'Amazzonia, è il più grande felino delle Americhe in via d'estinzione. Quello scelto per accompagnare il passaggio della torcia olimpica si chiamava Juma e viveva in cattività con altri animali salvati dalle mani dei bracconieri”. (21.06.2016 Repubblica)
Questa volta è Juma, splendido giaguaro, che ci prova a sottarsi alla prigionia e, come farebbe qualunque carcerato che soffra l’ingiustizia di una carcerazione senza colpa, approfitta di un insopportabile spostamento da una gabbia all’altra per cercare la libertà: niente da fare. Inseguito e chissà quanto terrorizzato, dicono si sia precipitato su un veterinario, ragion per cui  lo abbiamo dovuto sacrificare. Eccoci di nuovo: questa volta siamo a Manaus, Brasile,  ed è tempo di Olimpiadi; veniamo  a sapere che qui l’esercito ha un suo zoo, dove animali, nati liberi per essere liberi, vengono tenuti prigionieri e mai lasciati in pace, perché sono esibiti nelle manifestazioni pubbliche, al passaggio di torce olimpiche, quindi  alla presenza di folle di umani con i quali non possono avere nulla da spartire, se non un insopprimibile desiderio di andarsene lontano. E il veterinario che ci faceva lì? Lui, che gli animali li dovrebbe conoscere, magari qualche dritta sul fatto che proprio non era il posto giusto per portarci  il più grande felino delle Americhe in via di estinzione avrebbe potuto darla.

venerdì 8 luglio 2016

LINGUAGGIO E ANIMALI: ANIMALE SARAI TU


Il linguaggio al servizio della svalutazione degli umani e degli animali non umani
Per certe bestie nessuna pietà” proclamava pochi giorni fa sulle pagine del Corriere della Sera il deputato Salvini riferendosi all’orrido omicidio della giovane Sara, uccisa a coltellate e poi data alle fiamme dal suo ex fidanzato. Poco originale il titolo: a proposito di un cittadino filippino ucciso a calci e pugni sotto gli occhi dei passanti a Milano tempo fa, i caratteri cubitali dello stesso giornale recitavano: “L’hanno ucciso, erano belve. E ancora, sfogliando qua e là: “Non sono uomini: sono animali”, questa volta a proposito dei responsabili degli agghiaccianti stupri e omicidi di bambini e bambine nelle zone periferiche non lontano da Napoli. Pressochè quotidiani sono questi riferimenti, sia perché tanto comuni sono, ahimè, episodi di atroce cronaca nera, sia perchè la narrazione pare incapace di astenersi dalle metafore animali per esprimere e dare forma al peggio, pur se il linguaggio, a causa dell’usura, ha di fatto perso l’incisività, che accompagna la forza di parole e immagini nuove: pare proprio non trovarsi di meglio.  Così animali, bestie, belve  sono per antonomasia i sadici, gli psicopatici, i delinquenti della peggior risma, meritevoli di tutto il nostro sdegno: quelli, per intenderci, indiscutibilmente appartenenti alla specie umana.  

sabato 25 giugno 2016

DAL CARNISMO AL VEGANESIMO: scelta definitiva o fase transitoria?



    

              “Amati, odiati, mangiati”[1] libro di Hal Herzog, uscito in Italia nel 2012, riecheggia fortemente nel titolo il contemporaneo “Perché amiamo i cani, indossiamo le mucche, mangiamo i maiali”[2] di Melanie Joy. E in effetti analoghe sono le domande che entrambi gli autori si pongono, alla ricerca del  bandolo della matassa intricata dei nostri comportamenti scombinati, schizofrenici, dissociati che ci portano a trattare come un principino il nostro cane e a lasciare con indolente indifferenza che il maiale venga scannato nel più turpe dei modi. Pur compiendo un percorso investigativo nella psiche umana per certi versi coincidente, i due autori, entrambi  studiosi di psicologia,  pervengono a conclusioni fortemente divergenti, lei ad abbracciare uno stile di vita vegano, lui a santificare quella virtù che per definizione sta nel mezzo e quindi a perorare il  consumo di ogni prodotto di origine animale, però in modo moderato, senza esagerare.

venerdì 20 maggio 2016

LAUDATO Sì Mì SIGNORE PER ALCUNE TUE CREATURE





 
Domenica 14 maggio: Piazza San Pietro è gremita come sempre per  l’Udienza Giubilare.  La pioggia battente non ha certo trattenuto la folla dei fedeli, che hanno  lo sguardo rivolto in alto, verso papa Francesco, pendono dalle sue labbra, perché lui è il papa, ma soprattutto è Francesco, “papa buono”, che parla al cuore, al buon cuore, ai sentimenti. Nel farlo, non ha neppure bisogno di appellarsi al mito dell’infallibilità, perché possiede quello ben più popolare della credibilità, conquistata sul campo, tanto dirompente che neppure ci si fa caso quando, con il suo lessico schietto, un po’ domestico, mimando il  gesto, si chiede per esempio, nel caso in cui qualcuno offendesse sua madre, cosa mai potrebbe fare se non tirargli un pugno, e getta così all’aria in pochi secondi millenni di inviti a porgere l’altra guancia nonché, più modestamente, decenni di teoria sulla sublimazione dell’aggressività. Troppo grande l’amore da cui tutti lo riconoscono animato per rinfacciargli, anche se solo sottovoce, qualche uscita un filo discutibile; troppo grande la sua tensione verso Dio, che deve essere celebrato e laudato per tutte le sue creature. Tutte le sue creature? Beh, non proprio tutte: occorre qualche distinguo. Perché, dice, la pietà non va confusa con quel pietismo, piuttosto diffuso, che è solo un’emozione superficiale e offende la dignità dell’altro, né con  la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi. Accade che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli“.
Un invito quindi a una distinzione tra una sorta di Pietà con la P maiuscola, che è atteggiamento nobile, e invece una sua sottospecie, tanto gretta da offendere addirittura la dignità altrui, che va a identificarsi con la compassione verso gli animali, non virtù, ma difetto evidentemente da annoverare tra i vizi di questo nostro mondo allo sbando, perché poi questa gente attaccata a cani e gatti magari lascia sola la vicina. No, supplica papa Francesco, per favore No! E sancisce anche un patto non scritto con l’uditorio a non cadere in questa fuorviante deprecabile consuetudine: “D’accordo?!”